LA VITICOLTURA E L’ENOLOGIA TRAPANESE IN FUTURO A SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE - Marsala
Il futuro della Filiera Vitivinicola Marsalese, nel rispetto dell’Ambiente e dello Sviluppo del Territorio
Prof. Giacomo Dugo
Direttore Dipartimento Scienze degli Alimenti e dell’Ambiente“Prof. G. Stagno d’Alcontres” - Università di Messina La Viticoltura marsalese e petrosilena è stata per lunghi decenni a cavallo del XIX e XX secolo, la base strutturale dell’economia di questo territorio. Non sarebbe stata, forse, necessaria, nemmeno la modifica apportata dagli Inglesi di addizionare alcol al nostro vino ambrato per renderlo più stabile nel trasporto, inventando così il marsala; perché il “vino marsala” esisteva già e possedeva la sua dignità di unicità, “unico” come la bottiglia creata dalla cantina Birgi, unico come il
vino ambrato, in un passato prossimo presente nelle tavole dei marsalesi, come unica bevanda alcolica e nella loro economia familiare, come unica sicura fonte di reddito. Oggi tale vino è di nuovo apprezzato da tanti, come il sottoscritto, per il suo ricordare al di là delle evoluzioni della tecnologia e del gusto i colori più veri della nostra terra. Dopo l’era dei grandi come Marco De Bartoli e Giacomo Rallo, che hanno dato prestigio sia al Marsala che ai vini da tavola, rappresentando, primi tra tutti un impegno per un rinnovamento nelle produzioni e nelle immagini del vino marsala e dei vini da tavola che dagli anni ’70 in poi hanno affiancato il marsala nel nostro territorio (Marsala Petrosino). La coltivazione della terra è l’unica salvaguardia sicura del nostro territorio, il più bel palcoscenico naturale della Sicilia al di là dei monumenti storici con i quali, in ogni caso, si coniuga in perfetta armonia. Sbaglia, chi pensa che: • il futuro possa venire dalla cementificazione selvaggia del territorio; • dall’apertura dei centri commerciali e ipermercati realizzati sia in mezzo alle aree agricole, interrompendo un’armonia paesaggistica in maniera irreversibile sia pensando di trasformare anche vecchie cantine per tali usi, devastando le magnifiche strutture originali e contribuendo all’imbarbarimento del nostro territorio; • e sono tante nell’ambito della politica marsalese, che si possa fare a meno dell’agricoltura, come di ogni altro settore economico o istituzionale in crisi e con un colpo di spugna eliminarli. Questo, in piena sintonia con alcune iniziative del governo nazionale, che ormai da decenni opera sui tagli senza minimamente pensare a costruire l’economia di un mondo futuro; • il futuro del territorio si costruisce realizzando sul fiume Sossio o nelle immediate vicinanze, in zone sulla carta non edificabili e protette da vincoli nelle quali nascono palazzi dai colori e dagli stili inconsoni per tale territorio anche là dove esisteva un mulino centenario da conservare come museo per le future generazioni. E chiaramente doveva essere il pubblico a far si che questo avvenisse. Ma cosa occorre per ridare slancio a questo settore nel rispetto dell’ambiente? Si potrebbe pensare, come è stato realizzato in provincia di Messina dall’Associazione produttori olivicoli messinesi, chiaramente nel settore olivicolo, di trasformare in biologico un intero territorio. Questo darebbe un’immagine delle produzioni vitivinicole marsalesi che coinvolgerebbe ancora di più i consumatori, che oggi hanno firmato per la seconda volta contro il nucleare, e per i quali, il biologico, rappresenta una possibilità di vita in più per il pianeta. Va ricordato infatti, che il settore in cui si consumano di più prodotti fitosanitari di sintesi è quello vitivinicolo.Per recuperare l’industria vitivinicola, bisogna avviare una politica di conservazione del territorio che non può non passare attraverso il ripristino dei vecchi bagli storici abbandonati, la conservazione dei “Malaseni”, laddove la presunzione dell’uomo non li ha mai trasformati in altro. È necessario il recupero e il ripristino dei vecchi muri a secco ancora esistenti. È necessario coinvolgere il territorio nei profumi della vendemmia che ormai da anni, con l’avvento delle raccoglitrici automatiche e il mancato coinvolgimento dei familiari, degli amici, dei pensionati, degli studenti, in quello che per secoli era stato l’evento unificatore della società marsalese, l’ha defraudato della sua più importante peculiarità: “l’evento della vendemmia”. Non si possono inventare, confidando solo in rampanti manager privi di scrupolo e di un filo conduttore con il passato, nuove strade per dare risposta all’economia della filiera del vino. Non si possono trasformare i mercati storici in birrerie e luoghi di consumo di cibo spazzatura. Qual è il modo nuovo per dare risposte alla filiera vitivinicola? Fare di Marsala la città aperta del gusto, fare di Marsala il centro della cucina tradizionale siciliana, abbinare il vino, il cibo e l’arte con l’unica finalità di risvegliare in tutti noi la coscienza di essere, grazie alla nostra tradizione agricola, l’unico forziere al mondo dell’alimentazione mediterranea,oggi bene immateriale dell’UNESCO. Marsala potrebbe essere una realtà nell’agroalimentare a MIGLIO 0, le cose da fare, in pratica, non hanno bisogno né di grandi finanziamenti ma solo della volontà di chi guida lo sviluppo di un territorio come quello marsalese sorretto dalla piena coscienza di essere davanti ad un territoriounico, unico come le sue produzioni vitivinicole. |
