LA VITICOLTURA E L’ENOLOGIA TRAPANESE IN FUTURO A SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE - Marsala
Problematiche agronomiche in una viticoltura sostenibile
Prof. Rosario Di Lorenzo
Dipartimento DEMETRA - Facoltà di Agraria - Università di Palermo. La viticoltura siciliana ha raggiunto un elevato livello qualitativo delle produzioni, peraltro oramai riconosciuto anche a livello internazionale, ma la qualità delle produzioni non può essere disgiunta dalla qualità dei processi produttivi. È risaputo il ruolo che riveste il sistema vigneto nel contesto sociale, storico, economico, culturale e, non ultimo, ambientale di un territorio. L’efficienza e la sostenibilità di un contesto viticolo sono spesso comunicate al consumatore tramite il prodotto
finale della filiera cioè il vino, non dando, almeno fino ad ora, il necessario e giusto risalto agli aspetti gestionali dei sistemi viticoli. La sostenibilità di un sistema produttivo e ,quindi, anche del vigneto deve essere valutata oltre che su parametri economici, anche su considerazioni di tecniche di gestione adottate. Quanto detto si concretizza in una gestione agronomica del sistema vigneto che tenga conto degli input aziendali che si impiegano, di operare scelte di gestione della risorsa idrica, pedologica e colturale anche mediante l’adozione di nuove tecnologie che diano una visione d’insieme del sistema fisico e della eco fisiologia del vigneto e ne consentano la conoscenza approfondita dei fattori variabili della produzione con possibilità di effettuare interventi colturali finalizzati all'ottimizzazione del risultato produttivo. Quanto detto rappresenta, inoltre, una delle condizioni di sviluppo legate all’integrazione verticale delle filiere viticole ed enologiche. Le direttrici di sviluppo della viticoltura si realizzano, dunque, nella gestione e valorizzazione ambientale in quanto gli ambienti di coltivazione costituiscono parte integrante del sistema vigneto e perché rappresentano uno dei fattori qualificanti il sistema produttivo e sul quale è possibile intervenire solo dopo averne studiato le caratteristiche e le potenzialità produttive. In tale ottica si è visto come l’influenza dell’ambiente si manifesta su tutti i parametri vegetativi e produttivi dei vigneti e nello specifico l’effetto indotto sulla qualità delle produzioni in riferimento ad alcuni dei parametri sensoriali dei vini prodotti in aree viticole differenti del territorio siciliano, oppure com’è facilmente intuibile sulla fenologia delle piante, quest’ultima in grado, peraltro, di influenzare i processi fisiologici e la produttività del vigneto. Nel contesto viticolo siciliano, la grande dimensione della variabilità produttiva legata a fattori fisici (esempio l’orografia, il suolo, il clima) e colturali, induce a considerare l’isola come un vero e proprio continente viticolo che necessita, dunque, di un ampio e approfondito studio che consideri i diversi fattori del sistema vigneto, nell’ottica di razionalizzare le produzioni, anche in funzione di una sostenibilità ampia del sistema vigneto e dell’intera filiera produttiva. Per poter applicare i principi di sostenibilità al sistema vigneto occorre quindi conoscere gli ambienti produttivi nei quali si opera. A sostegno delle decisioni partecipano l’insieme di metodologie e tecnologie in grado di evidenziarne le peculiarità, al fine di razionalizzare in modo sostenibile le scelte in fase d’impianto e/o degli interventi colturali. Potenti strumenti per la caratterizzazione in modo olistico e sinottico del vigneto come frutto dei fattori della produzione è rappresentato ,ad esempio, da tutte le tecnologie che riguardano la così detta “viticoltura di precisione” (remoto e/o prossimale), in grado di evidenziare la risposta spettrale della vegetazione e, con essa, le caratteristiche produttive e vegetative dell’appezzamento. A fianco alle metodologie innovative descritte si aggiungono gli studi pedologici, e quelli climatologici e climatici per la modellizzazione delle risposte fenologiche della vite in funzione di alcune variabili topoclimatiche oltre che per la caratterizzazione degli ambienti e della qualità delle uve. Lo studio degli ambienti determina la base conoscitiva per intervenire con tecniche colturali appropriate e calibrate nell’ottica della razionalizzazione delle risorse impiegate e nel miglioramento generale delle produzioni. Ad esempio la gestione del suolo che ha avuto un grande ruolo nell'incremento delle produzioni dal dopo guerra fino agli anni novanta, è stata poi rivista in termini di salvaguardia della risorsa pedologica tramite l’introduzione di nuove attrezzature (esempio le trinciasarmenti) che si fondano sui principi della minima lavorazione e che mirano alla salvaguardia del rischio erosivo, oppure il passaggio dalla “eliminazione” sempre e comunque del cotico erboso alla “gestione” del cotico erboso spontaneo o più frequentemente artificialeanche negli ambienti in cui la risorsa idrica naturale rappresenta un fattore limitante. La corretta gestione degli inerbimenti può certamente svolgere un ruolo importante per quanto attiene la nutrizione del vigneto, con aspetti che riguardano oltre che all’apporto in senso stretto dell’elemento nutritivo, anche ad una maggiore stabilità e disponibilità degli elementi nutrivi nel suolo e con limitati effetti ad esempio sull’inquinamento di falda. In generale, infine, la corretta gestione del suolo e delle cover crops porta ad una maggiore stabilità strutturale del suolo al mantenimento e spesso al potenziamento della fertilità agronomica dei suoli vitati soprattutto per gli effetti sul ciclo della sostanza organica e sulle caratteristiche microbiologiche sei suoli. Le nuove tecnologie disponibili per la conoscenza dei sistemi vigneto in termini di funzionalità ed efficenza agronomica ed ecofisiologica (vigore della varietà, produttività, attività fotosintetica) hanno portato alla realizzazione di modelli definiti “esperti” che, ad esempio, nella gestione della nutrizione minerale simulano le esigenze nutritive delle piante, anche in considerazione della variabilità presente nello stesso appezzamento e consentono una scelta razionale dei formulati, delle epoche di intervento e soprattutto, grazie all’uso di attrezzatura a “ratio variabile” nel ponderare gli apporti, con il duplice obiettivo del risparmio delle risorse e degli input aziendali e dell’ incremento produttivo o comunque di un mantenimento delle caratteristiche di un sistema vigneto agronomicamente efficiente (riduzione della variabilità nel vigore delle piante e dunque maggiore omogeneità nelle produzioni). Con lo stesso principio viene affrontata, oggi, la complessa problematica dell’irrigazione del vigneto, potente strumento agronomico, soprattutto negli ambienti a clima caldo-arido come quello siciliano, in grado di incidere fortemente sulla risorsa idrica e sul risultato produttivo in termini di quantità e qualità dell’uva. L’uso di strumenti in grado di misurare e parametrizzare le condizioni di stress da carenza idrica presenti nel vigneto, di stimare e/o misurare l’evapotraspirazione del sistema suolo-pianta e lo stato idrico delle viti, permette di intervenire con volumi e turni idonei a mantenere elevata la WUE ( intensa non come incremento della biomassa prodotta, ma come valore complessivo della produzione) di utilizzare sistemi irrigui in grado di aumentare la WUE come ad esempio la subirrigazione, consentendo in generale di affermare in viticoltura il concetto di “irrigazione fisiologica” e la strategia irrigua a “deficit idrico controllato” in sostituzione a quello di irrigazione di “soccorso”. Anche le tecniche di gestione della chioma vengono valutate sulla base degli effetti diretti sulla sostenibilità del vigneto, in termini di riduzione dei trattamenti fitosanitari, di aumento dell’efficienza degli impianti e di qualità della produzione. Tutti gli interventi colturali che portano ad una condizione di equilibrio vegetativo e produttivo delle piante e che creano migliori condizioni termiche e radiative nel microclima del grappolo determinano in definitiva un più razionale apporto di input esterni ed una maggiore sostenibilità del sistema. Il concetto di “sostenibilità”, dunque, non compete ne contrasta con quello di “produttività”, ma piuttosto con una insufficiente preparazione tecnica con una parziale conoscenza del sistema vigneto e con la mancanza, molto frequente, di un obiettivo produttivo chiaro e ben definito. È a partire da tale consapevolezza, che gli studi e le ricerche in viticoltura sono sempre più orientate a definire modelli colturali e a valutare i risultati ottenuti ,sulla riduzione degli apporti di input energetici e di CO2 e sulle proprietà nutraceutiche e salutistiche delle uve. Alla luce dei risultati acquisiti dalla ricerca è oggi possibile proporre per il comparto vitivinicolo progetti finalizzati al trasferimento agli operatori della filiera delle conoscenze per contribuire allo sviluppo della “gestione agronomica sostenibile”, del vigneto siciliano. |
